Mercoledì 15 Luglio 2026
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Market View

Quando la liquidità non basta più

Negli ultimi mesi gli investitori hanno assistito a un fenomeno curioso: gli indici americani hanno continuato a salire, ma con una leadership sempre meno omogenea.

Alcuni titoli tecnologici hanno rallentato, altri hanno continuato a correre, mentre settori più tradizionali, rimasti nell’ombra per molto tempo, hanno ricominciato a destare interesse.

È il segnale di un cambiamento?

Un indicatore poco convenzionale: indici azionari e massa monetaria

Per cercare di rispondere possiamo utilizzare un indicatore poco convenzionale, ma molto interessante: il rapporto tra i principali indici azionari americani e la massa monetaria degli Stati Uniti.

In altre parole, confrontiamo la crescita delle quotazioni con la quantità di denaro disponibile nel sistema. Il risultato è sorprendente.

L’S&P 500 è tornato sui livelli della bolla del 2000

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S&P 500 / M2 USA
Rapporto S&P 500 su massa monetaria M2 USA
Il rapporto tra S&P 500 e massa monetaria statunitense è tornato in prossimità dei livelli raggiunti durante la bolla tecnologica del 2000.

Il rapporto tra l’S&P 500 e la massa monetaria statunitense è tornato a ridosso dei livelli che caratterizzarono il massimo della bolla tecnologica del marzo 2000.

Questo non significa necessariamente che stiamo per assistere a un nuovo crollo. Sarebbe una conclusione troppo facile e, soprattutto, troppo meccanica.

Significa però che il mercato è nuovamente arrivato in un’area storicamente molto impegnativa. In passato, zone analoghe hanno rappresentato livelli difficili da superare senza una nuova, potente ondata di acquisti.

Il Nasdaq ha corso ancora di più

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Nasdaq 100 / M2 USA
Rapporto Nasdaq 100 su massa monetaria M2 USA
Il Nasdaq, corretto per la massa monetaria, ha superato l’area dei massimi della bolla dot-com, confermando la forza eccezionale della leadership tecnologica.

Se l’S&P 500 è tornato sui livelli del 2000, il Nasdaq ha fatto qualcosa di più: è andato oltre.

La tecnologia continua a incorporare aspettative di crescita molto elevate, soprattutto intorno all’intelligenza artificiale. È il cuore narrativo del mercato americano: produttività, automazione, semiconduttori, cloud, infrastrutture digitali.

Ma proprio qui emerge il primo elemento di attenzione. Quando le aspettative diventano così alte, basta poco per deludere gli investitori.

Il mercato non deve necessariamente invertire il trend. È sufficiente che rallenti. Ed è proprio questo il rischio da monitorare nella seconda parte dell’anno.

Il Dow Jones racconta una storia diversa

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Dow Jones / M2 USA
Rapporto Dow Jones su massa monetaria M2 USA
Il Dow Jones, rapportato alla massa monetaria, appare meno estremo rispetto a Nasdaq e S&P 500. È qui che si legge meglio la possibile rotazione verso segmenti più tradizionali del mercato.

Mentre Nasdaq e S&P 500 si trovano in aree storicamente molto tirate, il Dow Jones appare decisamente meno estremo.

Il rapporto con la massa monetaria mostra un indice che è rimasto indietro rispetto alla tecnologia e alle grandi capitalizzazioni più direttamente legate alla narrativa dell’intelligenza artificiale.

Ed è forse qui che si nasconde il messaggio più interessante.

Da alcuni mesi gli investitori sembrano spostare progressivamente una parte dei capitali dai grandi titoli tecnologici verso aziende più tradizionali, finanziarie, industriali e value-oriented.

Non si tratta ancora di una fuga dalla tecnologia. Sarebbe eccessivo dirlo. È piuttosto una redistribuzione graduale del rischio, dopo una fase in cui il mercato è stato trainato da un gruppo ristretto di grandi nomi.

Non una fuga dalla tecnologia. Piuttosto, una grande rotazione silenziosa.

L’indice di euforia tecnologica

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Nasdaq 100 / S&P 500 × 10 con media mobile a 50 mesi
Rapporto Nasdaq 100 su S&P 500 moltiplicato per 10 e spread dalla media mobile a 50 mesi
Il pannello superiore mostra il rapporto Nasdaq 100/S&P 500 moltiplicato per 10 e la sua media mobile a 50 mesi. Il pannello inferiore mostra lo spread assoluto tra il rapporto e la media.

Combinando i dati dei diversi indici possiamo costruire un semplice indicatore di euforia relativa della tecnologia: il rapporto tra Nasdaq 100 e S&P 500, confrontato con la sua media mobile a 50 mesi.

Il grafico evidenzia una situazione molto particolare. Il rapporto resta nettamente sopra la sua media, segnalando che la leadership tecnologica è ancora forte. Tuttavia, proprio perché la distanza dalla media è ampia, il mercato entra in una zona nella quale il margine d’errore si riduce.

Sui massimi recenti, il rapporto Nasdaq 100/S&P 500 moltiplicato per 10 ha raggiunto area 40,7 contro una media mobile intorno a 34,5. La distanza è quindi arrivata in area 6,2 punti, molto vicina allo scarto osservato nel dicembre 2021.

L’ultima lettura visibile nel grafico è rientrata rispetto al picco, ma resta elevata: il rapporto è intorno a 38,9, con una media mobile a 50 mesi in area 34,7 e uno spread positivo superiore a 4 punti.

Una coincidenza? Forse. I mercati non ripetono mai perfettamente la storia. Spesso, però, fanno rima.

Il mese di luglio può essere decisivo

Storicamente luglio è uno dei mesi più favorevoli per i mercati azionari americani. Questa volta, però, la stagionalità si inserisce in un contesto tecnico più delicato.

Se gli indici riusciranno a realizzare nuovi massimi storici, molte delle attuali preoccupazioni potrebbero essere temporaneamente accantonate.

Se invece questa spinta non dovesse arrivare, il secondo semestre dell’anno potrebbe assumere caratteristiche molto diverse da quelle che oggi il mercato sembra scontare.

Il messaggio che arriva dalla liquidità, dalle valutazioni relative e dalla rotazione settoriale è piuttosto chiaro.

La tecnologia continua a essere il motore di Wall Street. Ma forse non è più l’unico. E, soprattutto, potrebbe non avere più la forza di trascinare il mercato da sola.

Nota metodologica. I primi tre grafici rapportano gli indici azionari USA alla massa monetaria statunitense M2 su base mensile. Il quarto grafico misura invece la forza relativa del Nasdaq 100 rispetto all’S&P 500, moltiplicata per 10 per rendere la scala più leggibile, e confrontata con la media mobile a 50 mesi. Questi indicatori non sono metriche di valutazione fondamentali tradizionali, ma strumenti di lettura relativa tra prezzi, liquidità e leadership di mercato.
Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine Italia
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa
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