Quando la liquidità non basta più
Negli ultimi mesi gli investitori hanno assistito a un fenomeno curioso: gli indici americani hanno continuato a salire, ma con una leadership sempre meno omogenea.
Alcuni titoli tecnologici hanno rallentato, altri hanno continuato a correre, mentre settori più tradizionali, rimasti nell’ombra per molto tempo, hanno ricominciato a destare interesse.
È il segnale di un cambiamento?
Un indicatore poco convenzionale: indici azionari e massa monetaria
Per cercare di rispondere possiamo utilizzare un indicatore poco convenzionale, ma molto interessante: il rapporto tra i principali indici azionari americani e la massa monetaria degli Stati Uniti.
In altre parole, confrontiamo la crescita delle quotazioni con la quantità di denaro disponibile nel sistema. Il risultato è sorprendente.
L’S&P 500 è tornato sui livelli della bolla del 2000
Il rapporto tra l’S&P 500 e la massa monetaria statunitense è tornato a ridosso dei livelli che caratterizzarono il massimo della bolla tecnologica del marzo 2000.
Questo non significa necessariamente che stiamo per assistere a un nuovo crollo. Sarebbe una conclusione troppo facile e, soprattutto, troppo meccanica.
Significa però che il mercato è nuovamente arrivato in un’area storicamente molto impegnativa. In passato, zone analoghe hanno rappresentato livelli difficili da superare senza una nuova, potente ondata di acquisti.
Il Nasdaq ha corso ancora di più
Se l’S&P 500 è tornato sui livelli del 2000, il Nasdaq ha fatto qualcosa di più: è andato oltre.
La tecnologia continua a incorporare aspettative di crescita molto elevate, soprattutto intorno all’intelligenza artificiale. È il cuore narrativo del mercato americano: produttività, automazione, semiconduttori, cloud, infrastrutture digitali.
Ma proprio qui emerge il primo elemento di attenzione. Quando le aspettative diventano così alte, basta poco per deludere gli investitori.
Il mercato non deve necessariamente invertire il trend. È sufficiente che rallenti. Ed è proprio questo il rischio da monitorare nella seconda parte dell’anno.
Il Dow Jones racconta una storia diversa
Mentre Nasdaq e S&P 500 si trovano in aree storicamente molto tirate, il Dow Jones appare decisamente meno estremo.
Il rapporto con la massa monetaria mostra un indice che è rimasto indietro rispetto alla tecnologia e alle grandi capitalizzazioni più direttamente legate alla narrativa dell’intelligenza artificiale.
Ed è forse qui che si nasconde il messaggio più interessante.
Da alcuni mesi gli investitori sembrano spostare progressivamente una parte dei capitali dai grandi titoli tecnologici verso aziende più tradizionali, finanziarie, industriali e value-oriented.
Non si tratta ancora di una fuga dalla tecnologia. Sarebbe eccessivo dirlo. È piuttosto una redistribuzione graduale del rischio, dopo una fase in cui il mercato è stato trainato da un gruppo ristretto di grandi nomi.
L’indice di euforia tecnologica
Combinando i dati dei diversi indici possiamo costruire un semplice indicatore di euforia relativa della tecnologia: il rapporto tra Nasdaq 100 e S&P 500, confrontato con la sua media mobile a 50 mesi.
Il grafico evidenzia una situazione molto particolare. Il rapporto resta nettamente sopra la sua media, segnalando che la leadership tecnologica è ancora forte. Tuttavia, proprio perché la distanza dalla media è ampia, il mercato entra in una zona nella quale il margine d’errore si riduce.
Sui massimi recenti, il rapporto Nasdaq 100/S&P 500 moltiplicato per 10 ha raggiunto area 40,7 contro una media mobile intorno a 34,5. La distanza è quindi arrivata in area 6,2 punti, molto vicina allo scarto osservato nel dicembre 2021.
L’ultima lettura visibile nel grafico è rientrata rispetto al picco, ma resta elevata: il rapporto è intorno a 38,9, con una media mobile a 50 mesi in area 34,7 e uno spread positivo superiore a 4 punti.
Una coincidenza? Forse. I mercati non ripetono mai perfettamente la storia. Spesso, però, fanno rima.
Il mese di luglio può essere decisivo
Storicamente luglio è uno dei mesi più favorevoli per i mercati azionari americani. Questa volta, però, la stagionalità si inserisce in un contesto tecnico più delicato.
Se gli indici riusciranno a realizzare nuovi massimi storici, molte delle attuali preoccupazioni potrebbero essere temporaneamente accantonate.
Se invece questa spinta non dovesse arrivare, il secondo semestre dell’anno potrebbe assumere caratteristiche molto diverse da quelle che oggi il mercato sembra scontare.
Il messaggio che arriva dalla liquidità, dalle valutazioni relative e dalla rotazione settoriale è piuttosto chiaro.
La tecnologia continua a essere il motore di Wall Street. Ma forse non è più l’unico. E, soprattutto, potrebbe non avere più la forza di trascinare il mercato da sola.