FED del 29 luglio 2026: resoconto operativo
30 luglio 2026
Federal Reserve Special
Tassi invariati, dissensi hawkish e una comunicazione che aumenta l’incertezza sulla parte lunga della curva Treasury.
La Fed ha lasciato i tassi invariati al 3,50%-3,75%, ma il meeting è stato tutt’altro che neutrale.
La lettura corretta è questa:
Kevin Warsh ha ribadito con forza che l’obiettivo d’inflazione resta il 2%, ma non ha spiegato quale combinazione di tassi, bilancio e condizioni finanziarie intenda utilizzare per raggiungerlo. Il risultato è stato un aumento dell’incertezza, soprattutto sulla parte lunga della curva Treasury.
1La decisione
Il FOMC ha votato 9 a 3 per mantenere invariato il target sui Fed Funds.
I tre dissenzienti — Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan — avrebbero preferito un rialzo di 25 punti base. Non è un dettaglio: dentro il Comitato esiste ormai un blocco apertamente favorevole a un ulteriore irrigidimento monetario. Federal Reserve
La Fed ha descritto:
- crescita economica ancora solida;
- investimenti e produttività robusti;
- mercato del lavoro stabile;
- inflazione ancora superiore al target, anche per effetto degli shock energetici e dell’instabilità mediorientale.
Sul piano operativo non è cambiato nulla: riserve bancarie mantenute “ampie”, remunerazione delle riserve al 3,65% e reinvestimento dei rimborsi dei titoli detenuti nel portafoglio Fed. Implementation Note
2Il messaggio di Warsh
Il target del 2% non è negoziabile
Ha respinto esplicitamente l’idea che la Fed possa tollerare strutturalmente un’inflazione superiore al 2%. Ha anche sottolineato che cinque anni di inflazione elevata non possono essere cancellati da un singolo dato mensile favorevole. Conferenza stampa
Meno forward guidance
Warsh sta deliberatamente riducendo le indicazioni preventive sulle prossime mosse. La Fed vuole che i mercati reagiscano ai dati economici, non alle proiezioni, ai discorsi dei governatori o al dot plot.
In termini semplici: la Fed non vuole più guidare il mercato per mano. Il problema è che ieri ha tolto la guidance senza sostituirla con una funzione di reazione chiaramente comprensibile. Conferenza stampa
Il rialzo dei tassi resta possibile
Durante le domande, Warsh ha riconosciuto che, con mercato del lavoro stabile e inflazione persistente, un banchiere centrale sarebbe normalmente più incline a irrigidire la politica monetaria. Ha aggiunto che i tassi potrebbero far parte della risposta qualora l’inflazione rimanesse elevata, ma non sarebbero l’unico strumento. Reuters
Quindi il rialzo non è stato escluso. Semplicemente, Warsh non ha voluto impegnarsi sul quando e sul quanto.
3Il vero tema: la curva dei rendimenti
La reazione più significativa non è stata quella degli indici azionari, ma quella dei Treasury:
| Mercato | Reazione post-Fed |
|---|---|
| Treasury 2 anni | rendimento in calo a circa 4,24% |
| Treasury 10 anni | rendimento in rialzo a circa 4,68% |
| Curva 2-10 anni | forte irripidimento |
| Dollar Index | circa -0,45% |
| Probabilità rialzo a settembre | riprezzata intorno al 57-60% |
Questa configurazione significa che il mercato ha ridotto la certezza di un rialzo immediato, ma ha contemporaneamente aumentato il premio richiesto sulle scadenze lunghe.
Tradotto: meno paura della Fed nel brevissimo periodo, più paura dell’inflazione e della credibilità monetaria nel medio-lungo termine.
Il trentennale ha superato il 5,20%, livello che non si vedeva dalla metà degli anni Duemila. Reuters
4La reazione azionaria
Wall Street ha chiuso pesantemente negativa:
- Dow Jones: -2,2%
- S&P 500: -1,5%
- Nasdaq Composite: -1,7%
Attribuire tutto alla Fed sarebbe però sbagliato. Sul mercato pesavano contemporaneamente:
- nuovo rialzo del petrolio;
- escalation in Medio Oriente;
- timori sulla sostenibilità degli investimenti legati all’intelligenza artificiale;
- debolezza dei semiconduttori;
- trimestrali e guidance delle grandi società tecnologiche.
La Fed non ha creato da sola il sell-off, ma non ha fornito quella chiarezza che avrebbe potuto stabilizzare obbligazioni e azioni.
5La nostra lettura
La Fed ha probabilmente scelto di guadagnare tempo. Dopo il miglioramento dell’inflazione di giugno, alzare i tassi ieri sarebbe stato difficile da giustificare. Ma petrolio, tariffe, salari, prezzi alimentari e investimenti nell’infrastruttura AI impediscono alla banca centrale di dichiarare conclusa la battaglia inflazionistica.
Il meeting deve quindi essere classificato come:
L’hold era atteso. I tre dissensi e la retorica sul 2% sono hawkish. Ma l’assenza di una funzione di reazione leggibile ha prodotto una risposta da bear steepening, potenzialmente sfavorevole per:
- titoli growth e duration lunga;
- immobili e utilities indebitate;
- small cap sensibili al costo del capitale;
- credito corporate;
- bilanci pubblici e rifinanziamento del debito.
6Cosa conta adesso
Il prossimo meeting è previsto per il 15-16 settembre e sarà accompagnato da nuove proiezioni economiche. Prima di allora arriveranno due tornate di dati su inflazione e mercato del lavoro. Calendario FOMC
I segnali decisivi saranno:
- PCE core e CPI: verificare se la disinflazione di giugno prosegue.
- Petrolio ed energia: distinguere uno shock temporaneo da un nuovo processo inflazionistico.
- Payroll e disoccupazione: un deterioramento marcato potrebbe bloccare il rialzo.
- Curva Treasury: un ulteriore irripidimento sarebbe un segnale di perdita di credibilità.
- Interventi dei tre dissenzienti: serviranno a capire quanto il fronte favorevole al rialzo possa allargarsi.
Conclusione
La Fed non ha alzato i tassi, ma non ha neppure tranquillizzato i mercati. Ha comunicato fermezza sull’inflazione senza chiarire la strategia per combatterla.
Il rischio per settembre resta quindi concreto. Ma il problema più importante, al momento, non è stabilire se arriveranno 25 punti base in più: è capire se il mercato obbligazionario continuerà autonomamente a irrigidire le condizioni finanziarie al posto della Fed.