Lunedì 17 Agosto 2026
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Market View

Yen, la guerra al carry trade è cominciata

Per molti anni il mercato ha trattato lo yen come una fonte di finanziamento quasi inesauribile: prendere a prestito nella valuta giapponese a basso costo, venderla e trasferire il capitale verso obbligazioni, azioni o valute con rendimenti superiori. È il cuore dello yen carry trade.

La strategia funziona finché tre condizioni rimangono valide: il costo del denaro in Giappone resta basso, la volatilità valutaria rimane contenuta e lo yen non si apprezza abbastanza da cancellare il rendimento ottenuto sull’investimento finanziato.

Oggi tutte e tre queste condizioni stanno iniziando a essere messe in discussione. La combinazione tra interventi valutari giapponesi, azione sincronizzata con la Corea del Sud, possibile coinvolgimento diretto degli Stati Uniti e rischio di un nuovo rialzo dei tassi della Bank of Japan sta cambiando la distribuzione dei rischi.

Il carry rimane teoricamente remunerativo. Ma la posizione short yen non è più una scommessa a bassa volatilità contro una banca centrale passiva.

Lo yen come valuta di finanziamento

Come funziona il carry trade sullo yen

In forma semplificata, un investitore prende a prestito yen, li converte in dollari e acquista un’attività con rendimento superiore al costo del finanziamento giapponese. Il risultato complessivo dipende dal differenziale tra i tassi, dal rendimento dell’attività acquistata, dalla variazione del cambio, dal costo della copertura e dalla leva impiegata.

Finché lo yen rimane stabile o continua a indebolirsi, l’investitore incassa il differenziale di rendimento e può beneficiare anche del movimento valutario. Quando invece lo yen si rafforza improvvisamente, la perdita sul cambio può cancellare rapidamente mesi di carry.

Un apprezzamento concentrato in poche ore è particolarmente pericoloso perché provoca stop loss, richieste di margine e ricoperture forzate. L’intervento valutario non deve quindi necessariamente invertire subito il trend di lungo periodo: può essere efficace anche soltanto aumentando la probabilità di un movimento violento e imprevedibile.

Il Wyckoff Position Index segnala una rotazione

La lettura del Wyckoff Position Index (WPI) mostra un cambiamento evidente. Sia sull’orizzonte più ampio sia su quello più rapido, il future sullo yen ha lasciato le aree di debolezza e si è spostato nel quadrante Improving.

Wyckoff Position Index di lungo periodo sul future dello yen
Figura 1 – Wyckoff Position Index, orizzonte più ampio. Il future CME 6J sviluppa una traiettoria quasi verticale dal quadrante Weak verso Improving. L’informazione decisiva non è ancora la posizione assoluta, ma la velocità della rotazione.

Il 6J non è ancora entrato stabilmente nel quadrante Strong. La traiettoria, tuttavia, segnala una discontinuità rispetto alla dinamica precedente: la forza relativa sta migliorando in modo rapido e non lineare.

Wyckoff Position Index di breve periodo sul future dello yen
Figura 2 – Wyckoff Position Index, orizzonte breve. Anche sulla finestra più reattiva lo yen passa da Weak a Improving, con un’accelerazione superiore a quella delle altre valute osservate.

I due grafici, letti insieme, descrivono una reazione sincronizzata su più orizzonti temporali. Non costituiscono ancora la conferma di un nuovo trend strutturale, ma indicano che la pressione rialzista non è confinata a una singola seduta.

Il future CME va letto al contrario rispetto a USD/JPY

Il contratto di riferimento è il Japanese Yen Future del CME, codice 6J. Ogni contratto rappresenta 12,5 milioni di yen ed è quotato in dollari per singolo yen. Il future sale quindi quando la valuta giapponese si rafforza e scende quando lo yen si indebolisce.

La relazione da tenere a mente

USD/JPY ≈ 1 ÷ prezzo del future 6J. Una candela rialzista sul future corrisponde quindi a un rafforzamento dello yen e a una discesa di USD/JPY.

Future CME 6J daily con volume profile
Figura 3 – Future continuo CME 6J, daily, unadjusted. La reazione dall’area 0,00610–0,00615 avviene con un’espansione eccezionale dei volumi e riporta il prezzo sopra il principale nodo volumetrico vicino a 0,00630.

I livelli chiave del future 6J da monitorare

Il recupero di 0,00630 è rilevante perché riporta il future all’interno della precedente zona di accettazione. La fascia 0,00648–0,00660 rappresenta però il primo vero banco di prova: lì il mercato incontra una zona di offerta più consistente e deve dimostrare che il movimento non è soltanto una ricopertura tattica.

Area future 6J USD/JPY equivalente Lettura
0,00610–0,00615163,9–162,6Estremo di debolezza dello yen
0,00625160,0Prima area di difesa
0,00630158,7Pivot volumetrico
0,00648–0,00650154,3–153,8Prima resistenza significativa
0,00660151,5Conferma più solida del rafforzamento

Finché il future rimane sopra 0,00625–0,00630, il movimento conserva una struttura costruttiva. Una stabilizzazione sopra 0,00650 renderebbe la ricopertura delle posizioni short più profonda. Un ritorno sotto 0,00625 indicherebbe invece che il mercato sta tornando a testare la determinazione delle autorità.

Il combustibile dello squeeze: un mercato pesantemente short

La reazione dello yen è stata amplificata da un posizionamento estremamente sbilanciato. Nel grafico COT Legacy, gli speculatori risultano net short per circa 163.400 contratti, mentre i commerciali presentano un saldo positivo vicino a 158.000 contratti.

COT Index sullo yen giapponese
Figura 4 – COT Index sullo yen. Gli speculatori si trovano in prossimità dell’estremo inferiore dell’intervallo storico, mentre i commerciali occupano la parte alta. Il grafico segnala un posizionamento fortemente affollato contro la valuta giapponese.

Il dato Traders in Financial Futures della CFTC riferito al 28 luglio conferma la concentrazione delle posizioni: i leveraged funds detenevano 76.752 contratti long e 178.742 short, per una posizione netta negativa di 101.990 contratti.

È importante non interpretare automaticamente il posizionamento dei commerciali come una previsione direzionale: la categoria comprende coperture e attività operative. La divergenza estrema tra commerciali e speculatori segnala però un mercato vulnerabile, nel quale un movimento contrario può autoalimentarsi.

  1. Le autorità comprano yen e il future 6J sale.
  2. Le posizioni short iniziano a perdere valore.
  3. Aumentano margini, stop loss e necessità di ridurre la leva.
  4. Gli operatori ricomprano yen per chiudere le posizioni.
  5. Le ricoperture amplificano l’intervento iniziale.

In questo contesto, le autorità non stanno semplicemente acquistando una valuta. Stanno attaccando una struttura di posizionamento vulnerabile.

Come funziona l’intervento valutario giapponese

In Giappone la decisione di intervenire sul cambio compete al Ministero delle Finanze. La Bank of Japan esegue materialmente l’operazione come agente del Governo, utilizzando le risorse del Foreign Exchange Fund Special Account.

Per sostenere lo yen, le autorità vendono dollari detenuti nelle riserve e acquistano yen sul mercato. Gli ordini possono essere concentrati in finestre nelle quali la liquidità e il posizionamento permettono di massimizzare l’impatto. Tempi e dimensioni non vengono preannunciati: la sorpresa è parte integrante dello strumento.

L’obiettivo non è fissare un cambio ufficiale. È interrompere movimenti considerati eccessivi o unidirezionali, contenere la volatilità disordinata e ridurre l’inflazione importata prodotta dalla debolezza della valuta.

Il coordinamento con la Corea del Sud

Il 30 luglio lo yen ha registrato un apprezzamento superiore al 3%, muovendosi da livelli prossimi a 164 per dollaro fino a circa 157,8. Nello stesso arco temporale, le autorità sudcoreane avrebbero venduto dollari e acquistato won, che si è rafforzato di circa il 2%.

Il riferimento alla Bank of Korea va inquadrato correttamente. Non si tratta di una decisione congiunta sui tassi tra BoJ e BOK, ma di un’azione valutaria sincronizzata tra le rispettive autorità. Yen e won sono esposti a driver comuni: forza del dollaro, differenziale dei tassi con gli Stati Uniti, prezzi energetici, flussi di capitale asiatici e posizionamento speculativo.

Un intervento simultaneo riduce la possibilità che il mercato venda una valuta asiatica per sostituirla immediatamente con un’altra e rafforza il segnale politico. I dati preliminari della BoJ hanno portato il mercato a stimare che il Giappone possa aver venduto fino a circa 59 miliardi di dollari per acquistare yen; l’importo definitivo deve però essere confermato dalla rendicontazione ufficiale del Ministero delle Finanze.

Il possibile salto di qualità: gli Stati Uniti

Secondo fonti governative citate da Reuters il 2 agosto, Tokyo dovrebbe annunciare un’azione congiunta tra Giappone e Stati Uniti. Sarebbe il primo intervento coordinato di acquisto dello yen dal 2011. Fino alla comunicazione ufficiale, il coinvolgimento americano deve essere considerato altamente credibile ma non ancora formalmente consolidato in tutti i suoi dettagli.

La differenza rispetto a un intervento esclusivamente giapponese è sostanziale. Con il coinvolgimento di Washington, il mercato non può più considerare Tokyo isolata; aumenta l’incertezza sulle dimensioni e sulla durata delle operazioni e diventa più costoso ricostruire immediatamente le posizioni speculative liquidate.

I precedenti: movimenti violenti, risultati non sempre duraturi

Tra aprile e maggio 2026 il Ministero delle Finanze ha dichiarato interventi per 11.734,9 miliardi di yen. L’effetto iniziale è stato rilevante, ma nei mesi successivi la valuta è tornata a indebolirsi fino a nuovi minimi.

Lo stesso schema era emerso nel 2022 e nel 2024: forte reazione immediata, riduzione temporanea del momentum e successivo ritorno dei fondamentali. La conclusione è netta: l’intervento può spezzare il momentum, ma difficilmente può sconfiggere da solo il differenziale dei tassi.

Il vero strumento contro il carry trade è la Bank of Japan

Il 31 luglio la BoJ ha mantenuto il tasso overnight intorno all’1%, con una decisione presa a maggioranza di otto voti contro uno. Il dissenziente Hajime Takata aveva proposto un rialzo immediato all’1,25%.

Il tono della comunicazione è però diventato più severo. La banca centrale ha riconosciuto rischi inflazionistici al rialzo e ha lasciato aperta la possibilità di discutere un ulteriore irrigidimento già dalla riunione di settembre.

Questo è il passaggio decisivo. L’intervento valutario aumenta la volatilità del carry trade; un rialzo dei tassi ne riduce direttamente la redditività, perché aumenta il costo di prendere a prestito yen, restringe il differenziale con le altre valute e rende meno conveniente l’uso della leva.

Il Ministero delle Finanze può aprire la porta. Soltanto la normalizzazione della Bank of Japan può impedire al carry trade di rientrare dalla finestra.

Il cambio di regime non è ancora confermato

I grafici mostrano un quadro molto più favorevole allo yen rispetto alle settimane precedenti: il Wyckoff Position Index evidenzia una rotazione simultanea sul breve e sul lungo periodo; il future CME ha recuperato il principale pivot volumetrico; i volumi confermano la rilevanza del movimento; il posizionamento speculativo era estremamente short; il coordinamento internazionale aumenta il rischio di nuove operazioni; la BoJ ha aperto alla possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi.

Manca però ancora una conferma. Il 6J deve trasformare il violento rimbalzo in una struttura stabile sopra le resistenze. La zona 0,00648–0,00660 rappresenta il primo vero banco di prova. Soltanto sopra quest’area la reazione comincerebbe ad assumere le caratteristiche di un cambiamento strutturale. Sotto 0,00625 tornerebbe invece il rischio che l’intervento venga progressivamente riassorbito, come già accaduto in passato.

Il carry trade non è terminato. È cambiato il suo profilo di rischio.

Fino a poche settimane fa, vendere yen significava incassare un differenziale di rendimento contro una banca centrale prudente e prevedibile. Oggi significa mantenere una posizione estremamente affollata contro il Ministero delle Finanze giapponese, le autorità sudcoreane, il possibile intervento statunitense e una Bank of Japan che potrebbe alzare nuovamente il costo del denaro.

Il carry continua a pagare. Ma ora può presentare il conto senza preavviso.

Fonti principali

  1. CME Group, Japanese Yen Product Overview.
  2. CFTC, Traders in Financial Futures, dati al 28 luglio 2026.
  3. Bank of Japan, competenze e meccanica degli interventi valutari.
  4. Bank of Japan, Statement on Monetary Policy, 31 luglio 2026.
  5. Ministry of Finance Japan, interventi 28 aprile–27 maggio 2026.
  6. Reuters, coordinamento tra Giappone e Corea del Sud, 31 luglio 2026.
  7. Reuters, stima dell’intervento fino a 58,97 miliardi di dollari, 31 luglio 2026.
  8. Reuters, possibile annuncio di intervento congiunto Giappone–Stati Uniti, 2 agosto 2026.
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